La riforma deve rimediare ai guai del Referendum

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Stando a certi dibattiti sul regionalismo differenziato che spesso sembrano una gara a chi le spara più grosse all’insegna di ‘lo dice la Costituzione’! si è tentati di lasciar perdere. Ma credo non sia giusto e politicamente e istituzionalmente sbagliato.

Non possiamo certo dimenticare il Referendum per fortuna fallito ma che si svolse all’insegna degli appelli di Renzi e della Boschi ‘le regioni vanno punite’ e, cosa ancor più singolare, ci si riferiva a quelle ordinarie perché le ‘speciali’ da anni criticamente discusse erano trattate con i guanti perché la loro rappresentanza nel nuovo Senato previsto dal Referendum faceva comodo alla maggioranza. A questo si aggiungeva anche la liquidazione delle province che  la legge Del Rio aveva già azzoppato e che il referendum avrebbe liquidato.

Cosa abbia significato questo disegno politico –istituzionale a cominciare da come fu approvato in Parlamento il testo è doveroso e opportuno ricordarlo. Abbiamo dimenticato che Renzi sostituì alcuni nostri deputati della  Commissione Affari Costituzionali perché non si ‘fidava’? Ho fatto parte di quella Commissione 11 anni -3 legislature- e a una cosa del genere non avrebbe messo mano nessuno.

Ma guai a dimenticare noi toscani -visto che dovremo votare per la Regione- gli effetti che il referendum con tutti i suoi strascichi ha avuto sul nostro partito ed elettorato.

La Toscana ha una tradizione politico-istituzionale di grande prestigio per come ha saputo mettere in relazione le sue competenze con quelle dei comuni e delle province vincendo localismi. Chi ha amministrato in quegli anni comuni e province ne sa qualcosa e non l’ha dimenticato i presidenti; Bartolini, Martini, Chiti.

Quando con il Referendum siamo stati invitati a votare ‘contro’ le regioni, ‘contro le province’ per cui una serie di competenze burocratico-amministrative sarebbero finite in regione ( al posto di quelle legislative che lo stato teneva per se).

E come dimenticare che a personalità che da sempre seguono le nostre vicende anche criticamente sulla gestione dell’ambiente come Asor Rosa ma tanti altri Marcucci  capogruppo Pd al Senato, Parrini allora responsabile Pd del partito regionale lo hanno sbeffeggiato.

Vorrei concludere ricordando che alla vigilia del voto per il Referendum in un incontro pubblico a Pisa alla Leopolda concluso da Righetti –uomo di fiducia di Renzi- intervenni per dire che non avrei votato a favore di un testo antiautonomistico come quello. Righetti concluse dicendo che avevo ragione.

Pochi giorni dopo sempre a Pisa vi fu un nuovo incontro su questi temi presente Fabrizio Barca. L’avevo conosciuto pochi giorni dopo che Ciampi lo aveva portato al ministero all’isola Maddalena in Sardegna dove discutevamo si stato e regione sulla gestione dell’ambiente. A Pisa tornai alla carica sul titolo V e rapporti stato –regioni e lui replicò ad una mia affermazione che di fatto ridimensionava un po’ troppo quello dello stato. Mi disse che il problema era riuscire a farli cooperare in una gestione comune. Credo resti questo il nodo da sciogliere e non solo in Toscana.

Renzo Moschini

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